01/01/1970

IL FESTIVAL NOMADE

IL FESTIVAL NOMADE

Elena Dak è l’ospite di Parole alte. L’appuntamento quotidiano del Festival in Sala Olimpica si sta rivelando il motivo del viaggiare. Trecento dromedari e trenta uomini attraversano il deserto del Ténéré in Niger. Elena Dak è stata l’unica e la prima donna compiere questa traversata. «Il viaggio è determinato dai pozzi d’acqua» racconta, commentando le immagini che ha portato da laggiù. «La polvere per me è una grande emozione, perché la polvere in Africa è parte della vita, forma il paesaggio.» Gli uomini, «con i piedi di cuoio che quasi non lasciano orma», preparano il the in movimento, accendono il fuoco mattina e sera. Ursula Swoboda, che accompagna questo incontro, racconta di altre donne viaggiatrici, come Elena che partirà tra qualche giorno per il Chad. È una giornata di nomadi e di deserto. A sera il Festival presenta due film iraniani, la storia del pastore Arefi e della tribù Bakthiari che si prepara alla transumanza. Iman Tahsinzadeh è arrivato dall’Iran per raccontarci di quelle terre e quelle genti. Tre mesi è restato a vivere e lavorare con questi pastori, prima che lo accettassero con la sua fotocamera. E la sua è una sinfonia di colori, un delicato affresco che non ha bisogno di parole. Viaggi lontani e vicini. Viaggi sugli Appennini, come quello di Massimo Alì Mohammad e del suo “Voci della Val Monton” o in Cansiglio, come quello del giovane protagonista di “Recinti”. Il regista Alberto Cogo, vincitore del Film Festival della Lessinia nel 2003 con questo film, si emoziona a ritornare al Festival. La sua voce si rompe di commozione e allora si scopre che il Festival è anche un viaggio interiore. Il nomadismo del cuore.

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